CONCERTONE
Che concerto ragazzi! Quello di ieri sera al Politeama è stata una serata con i contro (l’album si chiama appunto “concertone”). Stefano Bollani con il trio jazz (al basso c’era il simpaticissimo Ares Tavolazzi) era circondato dalla Grande Orchestra Magna Grecia, più di quaranta elementi che comprendevano violini, viole, violoncelli, un’ampia gamma di ottoni e percussioni. Hanno iniziato con Rapsody in Blue di Gerswin, fantastica, e poi da lì un tripudio di arrangiamenti fantasiosi e coinvolgenti. Il direttore dell’orcherstra Paolo Silvestri conduceva in modo stupendo, i violini sembravano banchi di pesci nei documentari marini del sabato pomeriggio, si spostavano in modo omogeneo e uniforme per seguire istintivamente i movimenti delle braccia del direttore.
E durante il concerto volevo essere tanti di loro, volevo essere il ragazzo che in smoking (come tutti gli altri del resto) suonava lo xilofono ed aveva i capelli lunghi ricci tipo metallo anni ’80 a cui mancava solo il giubbottino di jeans senza maniche; volevo essere il trombettista che, tranquillo, stava nel vero senso della parola spanzato che più brutto non si può al centro del palco…sembrava che avesse appena finito di mangiare ad un interminabile pranzo di matrimonio; volevo essere il tipo che suonava il basso tuba (credo) che è rimasto da solo nella zona degli ottoni dopo che tutti i suoi colleghi avevano abbandonato la scena, stava seduto, con le gambe accavallate a godersi il concerto da una prospettiva inusuale, gli mancava un bicchierino di wiskey e una sigaretta; non volevo essere Stefano Bollani, troppo bravo per essere sostituito; io non avrei fatto ridere come ha fatto lui, non sarei stato modesto come lo è stato lui (che non avrei suonato come lo ha fatto lui lo dò per scontato); quando partiva il collettivo sembrava volersi farsi una doccia di violini, come quando l’acqua è ad una temperatura perfetta, né bollente, né fredda, e ci vorresti stare delle ore…lui stava così…prendetemi! Portatemi dove volete, mille luci, mille trip, mille sogni non renderebbero l’idea.