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martedì, 26 settembre 2006

lo schema (uno dei pochi davvero esaustivo) è tratto e scannerizzato da "Il Jazz" di Luca Cerchiari - Bompiani

 

il libro può risultare a tratti noioso e potrebbe scoraggiare i meno interessati all'argomento.

 

si consiglia comunque la lettura per la precisione e la competenza con cui è trattatol'argomento jazz.

 

postato da: zanca alle ore 19:55 | Link | commenti (7)
categoria:libri, retrospettive musicali
domenica, 24 settembre 2006

                         

 

JAMES BROWN – Revolution Of The Mind – Polydor

 

Siamo nel 1971 e James Brown è raffigurato dietro le sbarre di una prigione, lui che la prigione da giovane la conobbe bene, e che in futuro continuerà a conoscerla. Il padrino del soul è ai vertici indiscussi della black music ed è il rappresentante più carismatico della comunità afroamericana; repubblicano convinto riesce a mediare con l’establishment politico esprimendo il disagio delle comunità nere (il 1971 è anche l’anno in cui Sly & The Family Stone producono “There’s a riot going on” e Marvin Gaye scuote le coscienze con “What’s going on”), e al tempo stesso tiene inevitabili contatti con la base più politicamente attiva del suo pubblico; si narra che il pezzo “Say it Loud, I’m Black and Proud” (1968) sia stato in qualche modo “commissionato” non proprio con le buone maniere da gruppi come le Pantere Nere irritati da un silenzio troppo lungo sul tema da parte di James Brown.

Le sbarre rappresentano un monito: il rischio che corrono i giovani nell’armarsi e combattere (sia pure attraverso droga o alcool) una guerra impari contro il sistema. “State calmi” diceva, “Imparate, non bruciate, fatevi un’istruzione e lavorate sodo, questo è il vero black power”.

Revolution of the mind è un live di James Brown realizzato all’Apollo Theater di Harlem tra il 24 e il 25 Luglio 1971. L’Apollo (a parte la soggezione che provoca in chiunque entri anche solo da spettatore) è considerato tuttora la mecca della black music e a tal proposito Brown diceva: ”se ce la fai all’Apollo ce la fai ovunque”.

Degno di nota è l’omaggio dei Public Enemy che sulla copertina di “It Takes a Nation of Millions to Hold us Back” (1988) sono raffigurati anche loro dietro le sbarre si una cella.

 

                             

postato da: zanca alle ore 22:12 | Link | commenti
categoria:recensioni, retrospettive musicali
venerdì, 15 settembre 2006

come un assolo di jazz

come Bird che muore davanti alla tv

come un do diesis settima/quinta bemolle

come un carroarmato in quattro quarti

come la mia vita in cinque quarti

come una tromba storta insù

come il tempo violentato

come quando fuori piove

come un disco rovinato

come cazzo siete messi

come dire...c'è più gusto

 

         

postato da: zanca alle ore 20:07 | Link | commenti (4)
categoria:piccoli pensieri