JAMES BROWN – Revolution Of The Mind – Polydor
Siamo nel 1971 e James Brown è raffigurato dietro le sbarre di una prigione, lui che la prigione da giovane la conobbe bene, e che in futuro continuerà a conoscerla. Il padrino del soul è ai vertici indiscussi della black music ed è il rappresentante più carismatico della comunità afroamericana; repubblicano convinto riesce a mediare con l’establishment politico esprimendo il disagio delle comunità nere (il 1971 è anche l’anno in cui Sly & The Family Stone producono “There’s a riot going on” e Marvin Gaye scuote le coscienze con “What’s going on”), e al tempo stesso tiene inevitabili contatti con la base più politicamente attiva del suo pubblico; si narra che il pezzo “Say it Loud, I’m Black and Proud” (1968) sia stato in qualche modo “commissionato” non proprio con le buone maniere da gruppi come le Pantere Nere irritati da un silenzio troppo lungo sul tema da parte di James Brown.
Le sbarre rappresentano un monito: il rischio che corrono i giovani nell’armarsi e combattere (sia pure attraverso droga o alcool) una guerra impari contro il sistema. “State calmi” diceva, “Imparate, non bruciate, fatevi un’istruzione e lavorate sodo, questo è il vero black power”.
Revolution of the mind è un live di James Brown realizzato all’Apollo Theater di Harlem tra il 24 e il 25 Luglio 1971. L’Apollo (a parte la soggezione che provoca in chiunque entri anche solo da spettatore) è considerato tuttora la mecca della black music e a tal proposito Brown diceva: ”se ce la fai all’Apollo ce la fai ovunque”.
Degno di nota è l’omaggio dei Public Enemy che sulla copertina di “It Takes a Nation of Millions to Hold us Back” (1988) sono raffigurati anche loro dietro le sbarre si una cella.