Dal dentista, fu lì che zanca conobbe giulio, nella sala d’aspetto di un dentista di provincia. Sul tavolino spiccavano un’elegantissima rivista di architettura, alcune per maniaci di orologi, in cui si stilava una sorta di classifica degli orologi più cari con picchi di 300.000 euro, e una noiosissima vecchia copia di blow up. Nella sala c’erano zanca, giulio e un nervoso signore sulla sessantina, arrivato per ultimo, che batteva il piede destro con ritmo regolare e nervoso (successivamente si scoprì che aveva una paura tremenda del trapano e che avrebbe preferito di gran lunga la tenaglia con cui suo padre e lui stesso da giovane erano soliti risolvere i problemi odontoiatrici).
Giulio aveva lo sguardo sveglio e dolce, di quelli che di solito non hanno bisogno di condividere molto con altri occhi, perché se la cavano da soli e sanno mascherare bene le emozioni, ma in quella sala a zanca parve evidente che stavolta quegli occhi volevano comunicare qualcosa, molto probabilmente una sofferenza e volevano abbassare per un po’ il solito muro.
Senza essersi mai visti prima Giulio iniziò a parlare come se cinque minuti prima avesse lasciato sospeso un discorso: “che poi io di solito non mi lego mai molto ad una donna, riesco a controllarmi”…”sto periodo pure.. sono tranquillo però sta ragazza con cui sto uscendo mi ha appena chiamato dopo che le ho mandato un messaggio con convenevoli affettuosi, volevo vederla dai…sono quattro giorni che non ci vediamo e le ultime due volte sono state strane” – zanca lo guardava e ascoltava interessato – “la conosco da poco eh… però iniziava ad ingranare qualcosa, prima ha squillato il telefono e sono andato a rispondere, hai visto no?” zanca annuiva ”ecco era una telefonata legnosa bloccata da tutte e due le parti, insomma mi diceva che stasera avrebbe fatto un salto in città per un giro di saluti, e io le ho detto bugiardamente contento, ah parti? E dove vai? lei mi dice che torna a Praga..” – prossimo! Sentenziò il dentista, era il turno di zanca che lasciò il posto al signore nervoso che pareva battere il piede destro anche mentre camminava – “però tanto a Praga ce lo fai un salto no? tra il lavoro e le cose che hai lasciato dal tuo amico ci si trova no? e io, certo che ci si trova, mi fa sempre piacere tornare a Praga” – il rumore del trapano riempiva i silenzi per niente imbarazzanti, c’era molta complicità tra i due.
Giulio in fondo era triste e ancora più in fondo era a suo agio in quella situazione, ci si rotolava benbene nella tristezza, era come un vasca piena di caramello caldo, dolcissima, appiccicosa e pericolosissima. La porta della sala si aprì e il signore nervoso non era più nervoso, era fiero, dritto sulla schiena e strinse la mano molto forte al dentista che chiese chi fosse il prossimo, e anche questa volta zanca lasciò il turno (non aveva molto da fare in quel periodo). Giulio con la bocca spalancata guardava con aria impassibile il faro puntato in faccia e rimaneva neutro agli stimoli nervosi provocati dallo strumento; “sputi e sciacqui” diceva il dentista e giulio sputava rosso dalla bocca e beveva acqua dal bicchiere di plastica. “Apposto, può andare, qui è tutto in ordine ora”.
Giulio con un sorriso ebete ringraziò, pagò e salutò. Nella sala d’aspetto c’era solo zanca che con un impercettibile cenno della testa salutò a sua volta giulio. Nessun cenno di risposta, solo lo stesso sorriso ebete e il suo piede destro che batteva freneticamente camminando.