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venerdì, 26 ottobre 2007
 
 
DOWNLOAD O NON DOWNLOAD?
 
Insomma bisogna decidere se si è favorevoli o no al download, o meglio, se chi é favorevole lo è per ideali radicati e ragionati o solo perchè non spende una lira e ha a disposizione praticamente tutto il materiale audio/video del mondo.
Trovandomi a parlare o sentire diverse persone interessate più o meno in prima persona all’argomento, non ho sentito una sola parola pro-download…Michael Rosen (sassofonista jazz di fama mondiale con cui abbiamo chiacchierato qualche giorno fa) dice che non si guadagna quasi più nulla dalla vendita dei cd e che quindi bisogna puntare più sui concerti live; Sabina Guzzanti non è molto contenta del fatto che si scarichino i suoi film (spiazzando così molti che pensavano “…ma come Sabina…proprio tu icona della sinistra combattiva e abbatticapitale”); il Piotta, quando la ragazzetta gli dà del fascista, risponde: ”fascista io?? no ma a me chi cazzo me paga le bollette…”; Frankie Hi-Nrg comprende il download ma fissa dei limiti di decenza negli ascolti…“se lo ascolti la quarta o quinta volta significa che ti piace e allora compralo!perchè non si dovrebbe dare la possibilità di guadagnare ad un artista che ti fa godere?”; il filosofo Postman Ultrachic parla di insanabile discordanza tra il tempo di download e tempo di ascolto (andando più indietro  attacca le basi stesse del cd con l’introduzione dello skip-saltatraccia che uccide il concetto di album).
Insomma parliamoci chiaro…a chi fa comodo il download…basta con le cazzate del far conoscere un gruppo emergente, c’è il myspace per quello…basta con le cazzate de “la musica è un bene di tutti”…la musica è un prodotto per il quale della gente ci ha investito tempo, soldi, fatica, sonno; anche il pane, l’acqua, il metano per il riscaldamento sono “beni di tutti”(e sono per giunta bisogni primari) ma si pagano!
Mi tiro in ballo per primo io, che scarico a ruota, ma se poi un album mi piace, lo compro, e se un giorno tutto questo dovesse finire…beh pazienza, non scenderò certo in piazza per difendere la libertà di prendere qualcosa che non è mio(diciamo pure che ci è andata bene fino ad ora). Quello che mi domando è: ma se i Metallica volessero davvero far condividere i propri brani tra i propri fans, cosa gli consterebbe renderli free sul loro sito? Costerebbe a loro e ai loro produttori milioni di dollari. Sono appassionato di un gruppo? Bene il discorso è questo: si scarica la musica, quindi il gruppo non guadagna…cosa fa il gruppo allora per vivere? punta sui live(sostenuti proprio dalla notorietà basata sui download); naturalmente alza i prezzi dei concerti per sopperire ai mancati guadagni delle non-vendite; chi credete che andrà a vedere i concerti a quelle condizioni? Proprio molti di quelli che hanno comprati il cd originale. I meno motivati non andranno neanche più ai live...
Curioso da parte mia (ex sostenitore del download selvaggio come espressione della libertà di accesso alle informazioni e alla cultura) questa svolta “pro sistema produzione-fruizione-ascolto” ma è un sistema che è quasi arrivato al collasso, quando sparirà la grande distribuzione sui supporti fisici (cd, vinili) il sistema crollerà su sè stesso (anche se mi auguro di no).
Post troppo lungo...
alla prossima miniriflessione
postato da: zanca alle ore 16:59 | Link | commenti (13)
categoria:varie, piccoli pensieri, retrospettive musicali
sabato, 30 giugno 2007
Vinile I Love You
 
Sono tondi, sottili, da 7 a 12 pollici e se girano sotto una puntina emettono rumori…il disco come noi lo conosciamo nasce nella seconda metà degli anni ’30 e come ogni innovazione che si rispetti è nata per scopi militari…registrare le intercettazione dei nemici tedeschi; mi sono sempre chiesto se una generazione che vive un cambiamento sia davvero consapevole dell’importanza delle innovazioni che sta attraversando…oggi, nell’epoca dell’mp3, avere una incisione di suoni, brani o parole su un supporto riproducibile a piacimento è così assurdamente scontato che non ci si rende conto della potenza di una registrazione.
Il disco indubbiamente è il supporto più affascinante, più carico di storia e più longevo; mentre il 45 giri è stata l’espressione del singolo lanciato per un pubblico più giovane, consumatore vorace di hits, il Long Playing costringe ad un ascolto più consapevole e si lascia far girare solo da chi è curioso e rinuncia alla smania di saltare al pezzo successivo dopo i primi classici maledetti trenta secondi di ascolto; la sequenza dei pezzi è imposta, invariabile e definitivamente espressiva di ciò che il disco vuole comunicare e le copertine sono pezzi del suo universo (il primo e più caratteristico che mi viene in mente è Zappa); il confronto con altri supporti non regge, il mito del formato stereo 8 (una specie di ingombrante musicassetta utilizzata soprattutto nelle automobili degli anni ’70) è stato smantellato dalla potenza comunicativa dei djs dell’epoca che con due giradischi e un mixer compivano titaniche opere di mixaggio e remixaggio oggi concepibili solo con macchine elettroniche. Il vinile è rimasto lì su nell’olimpo anche quando l’audiocassetta ha permesso per la prima volta di interagire attivamente con la musica, registrandola o ascoltandola  per strada con un walkman in mano; da circa venti anni il disco convive con il suo cuginetto digitale il compact disc, riuscendo a mantenere, pur essendo stato superato per tecnologia e maneggevolezza, un suo mercato di affezionati e addetti ai lavori. Siamo però alla sfida finale, alla resa dei conti…la bestia digitale che fagocita formati, emozioni, credits, foto e ringraziamenti, sembra scatenata, quegli mp3 senza forma, graffi, peso, senza colori né odori…
 
                           
 
Questa altro non è se non una dichiarazione d’amore verso il vinile da parte di un adepto che continua a pensare, forse con qualche ostinato pregiudizio, che la musica su disco sia più musica, che forse un disco non proprio mint valga in emozioni (che è proprio quello che in fin dei conti vuole trasmettere la musica) di più di un cd e ancora di più di un etereo mp3 a 128 Kbit/s.
C’è qualcosa di mistico in quest’oggetto, è quel qualcosa che ti spinge la domenica mattina a sfidare post-sbornie e calure estive per frugare in improbabili mercatini dell’usato fino a trovare, come per i più accaniti cercatori di funghi, il pezzo che renderà la tua collezione unica e ineguagliabile; è qualcosa che ti spinge ad arrivare fino a Berwick Street a Londra in due giorni con la valigia completamente vuota solo per far spazio ai preziosi piatti neri…nelle cose importanti c’è sempre qualcosa che gira, per i dischi come per la terra.
Vinile, I love You
Zanca
postato da: zanca alle ore 18:06 | Link | commenti (4)
categoria:varie, piccoli pensieri, retrospettive musicali
giovedì, 05 aprile 2007

Troppo pigro per pensare di scrivere qualcosa, troppo poco tempo per organizzare un discorsetto, non lo so…non mi va, non ho voglia di scrivere, mi rifugio dietro locandine e piccole schegge, fruizione internettiana fugace, veloce, dispersiva e superficiale.

cacchio alla fine ho scritto, mamma che cagata di post, penso un po’ e lo scardino, lo supero lo desuperficializzo…burp!

 

postato da: zanca alle ore 15:55 | Link | commenti (1)
categoria:varie, piccoli pensieri
lunedì, 12 marzo 2007

 

 

come mi sento stupido certe volte

postato da: zanca alle ore 15:30 | Link | commenti (2)
categoria:piccoli pensieri
martedì, 19 dicembre 2006
mamma mia come sono triste oggi
postato da: zanca alle ore 16:15 | Link | commenti (8)
categoria:piccoli pensieri
venerdì, 06 ottobre 2006
Dal dentista, fu lì che zanca conobbe giulio, nella sala d’aspetto di un dentista di provincia. Sul tavolino spiccavano un’elegantissima rivista di architettura, alcune per maniaci di orologi, in cui si stilava una sorta di classifica degli orologi più cari con picchi di 300.000 euro, e una noiosissima vecchia copia di blow up. Nella sala c’erano zanca, giulio e un nervoso signore sulla sessantina, arrivato per ultimo, che batteva il piede destro con ritmo regolare e nervoso (successivamente si scoprì che aveva una paura tremenda del trapano e che avrebbe preferito di gran lunga la tenaglia con cui suo padre e lui stesso da giovane erano soliti risolvere i problemi odontoiatrici).
Giulio aveva lo sguardo sveglio e dolce, di quelli che di solito non hanno bisogno di condividere molto con altri occhi, perché se la cavano da soli e sanno mascherare bene le emozioni, ma in quella sala a zanca parve evidente che stavolta quegli occhi volevano comunicare qualcosa, molto probabilmente una sofferenza e volevano abbassare per un po’ il solito muro.
Senza essersi mai visti prima Giulio iniziò a parlare come se cinque minuti prima avesse lasciato sospeso un discorso: “che poi io di solito non mi lego mai molto ad una donna, riesco a controllarmi”…”sto periodo pure.. sono tranquillo però sta ragazza con cui sto uscendo mi ha appena chiamato dopo che le ho mandato un messaggio con convenevoli affettuosi, volevo vederla dai…sono quattro giorni che non ci vediamo e le ultime due volte sono state strane” – zanca lo guardava e ascoltava interessato – “la conosco da poco eh… però iniziava ad ingranare qualcosa, prima ha squillato il telefono e sono andato a rispondere, hai visto no?” zanca annuiva ”ecco era una telefonata legnosa bloccata da tutte e due le parti, insomma mi diceva che stasera avrebbe fatto un salto in città per un giro di saluti, e io le ho detto bugiardamente contento, ah parti? E dove vai? lei mi dice che torna a Praga..” – prossimo! Sentenziò il dentista, era il turno di zanca che lasciò il posto al signore nervoso che pareva battere il piede destro anche mentre camminava – “però tanto a Praga ce lo fai un salto no? tra il lavoro e le cose che hai lasciato dal tuo amico ci si trova no? e io, certo che ci si trova, mi fa sempre piacere tornare a Praga” – il rumore del trapano riempiva i silenzi per niente imbarazzanti, c’era molta complicità tra i due.
Giulio in fondo era triste e ancora più in fondo era a suo agio in quella situazione, ci si rotolava benbene nella tristezza, era come un vasca piena di caramello caldo, dolcissima, appiccicosa e pericolosissima. La porta della sala si aprì e il signore nervoso non era più nervoso, era fiero, dritto sulla schiena e strinse la mano molto forte al dentista che chiese chi fosse il prossimo, e anche questa volta zanca lasciò il turno (non aveva molto da fare in quel periodo). Giulio con la bocca spalancata guardava con aria impassibile il faro puntato in faccia e rimaneva neutro agli stimoli nervosi provocati dallo strumento; “sputi e sciacqui” diceva il dentista e giulio sputava rosso dalla bocca e beveva acqua dal bicchiere di plastica. “Apposto, può andare, qui è tutto in ordine ora”.
Giulio con un sorriso ebete ringraziò, pagò e salutò. Nella sala d’aspetto c’era solo zanca che con un impercettibile cenno della testa salutò a sua volta giulio. Nessun cenno di risposta, solo lo stesso sorriso ebete e il suo piede destro che batteva freneticamente camminando.
postato da: zanca alle ore 15:09 | Link | commenti (2)
categoria:piccoli pensieri
venerdì, 15 settembre 2006

come un assolo di jazz

come Bird che muore davanti alla tv

come un do diesis settima/quinta bemolle

come un carroarmato in quattro quarti

come la mia vita in cinque quarti

come una tromba storta insù

come il tempo violentato

come quando fuori piove

come un disco rovinato

come cazzo siete messi

come dire...c'è più gusto

 

         

postato da: zanca alle ore 20:07 | Link | commenti (4)
categoria:piccoli pensieri
lunedì, 28 agosto 2006

alle prese con un riepilgo mentale dell'estate trascorsa tra alti e alti e bassi ritorno a scrivere e ritorno a farlo con cesare cremoni

si lo so...cesare cremonini??dirai

si, cesare cremonini.

in realtà e finalmente pensavo che se l'è scrollata di dosso l'immagine da adolescente lunapoppino.

va bè comunque consiglio di vedere il video(molto bello) e sentire questa canzone; è una simpaticissima bomboniera che sembra essere confezionata dal Paul Mccartney in persona.

 

MAGGESE

 

iiihhhh che bello

giuro che questo è l'ultimo post su cremonini

postato da: zanca alle ore 22:30 | Link | commenti (8)
categoria:piccoli pensieri, retrospettive musicali, piccole schegge
sabato, 29 aprile 2006
                
 
 
Il James Taylor Quartet & The Funky People
 
 
Ed eccomi qui… per l’ennesima volta in viaggio per Bologna, tappa intermedia ed irrinunciabile prima di recarsi ogni anno nella Perugia dell’Umbria Jazz o allo storico quanto intimo Porretta Soul Festival. Questa volta andrò a Pieve di Cento (Bo) per assistere al concerto di uno dei miei gruppi preferiti: il James Taylor Quartet (da ora JTQ); chi è pratico dell’ambito sa di cosa si parla, chi non lo è sappia solo che al JTQ si attribuisce la creazione dell’Acid Jazz, in un’Inghilterra in pieni anni ottanta la cui scena dance era pronta ad esplodere come un grosso brufolone. Ad aprire il concerto ci sarà un altro dei miei gruppi preferiti: i Ridillo; bordate di groove affiancate da schizzi di cocktails, solo l’ascolto rende l’idea.
Mancano ormai poche ore, sarà la relative scarsità di eventi musicali in questo periodo, ma Bologna sembra abbastanza tappezzata di cartelloni del concerto (uno piccolo già stazione nella mia borsa). Si parte con cari amici e con il Dj Fish che riesce a fornirmi il tanto sospirato accredito di RadioCittàFujiko; prima dello spettacolo ci si ferma a parlare con Paolo D’Errico, bassista dei Ridillo, disponibilissimo e simpatico come sempre…e poi si parte!
 
 
 
Mezz’ora è davvero pochina per il gruppo spalla d’eccezione che ormai ha affinato il live con stacchi precisi e taglienti (il maestro James Brown insegna) e groove solidissimo. Tutto pronto…musica orrenda mandata durante il cambio palco, fino all’ingresso del quartetto inglese; James Taylor, come sempre elegante, inizia a percuotere, strizzare e accarezzare quell’organo Hammond che sta al gioco. Una sezione ritmica potente (al basso c’è il fratello del leader) sta spingendo un pezzo dopo l’altro ad altitudini sempre maggiori; all’ingresso del sassofonista prima e della cantante poi, il pubblico, sottoscritto compreso, inizia a scatenarsi…max dancefloor al PalaCavicchi di Pieve di Cento che vede prendere forma la magia di un pubblico che balla e che sorride, salta e batte le mani a tempo di disco, acid jazz e funky, quel funky nonostante tutto vivo e vegeto, che regala ancora sorprese, che non si prende mai troppo sul serio e che fa capire quando si diventa funky almeno per una sera…si! Questa sera siamo stati davvero della funky people.

 

                         

postato da: zanca alle ore 13:10 | Link | commenti (5)
categoria:piccoli pensieri, shows, retrospettive musicali
sabato, 25 marzo 2006

zzzz

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: zanca alle ore 17:21 | Link | commenti (5)
categoria:varie, piccoli pensieri