
ROGER SANCHEZ – Choice (A Collection of Classics) – Azuli – 2007
Alla fine è arrivato anche Roger Sanchez. Per la produzione di questo ennesimo capitolo della saga “Choice”, l’infaticabile label Azuli si è affidata proprio a “S-man”. Prima di lui, solo per citarne alcuni, hanno compilato queste raccolte illustri colleghi come Kenny Dope, Louie Vega, Jeff Miles e Frankie Knuckles…l’olimpo della scena dance passata, presente e presumibilmente futura. Ai dj viene chiesto di fissare su cd (anche se è in commercio una naturalmente più affascinante versione in doppio Lp) i brani che più hanno segnato la loro formazione musicale, i generi che più hanno influenzato le loro produzioni; indiscutibile è la statura artistica di Roger Sanchez che dalla fine degli anni ’80, surfando sulla potente onda house, rimane tuttora uno dei remixer e produttori più prolifici e creativi ( suoi i remix per artisti del calibro di Diana Ross, Chic, The Police, Daft Punk etc.). Il doppio cd si divide in due veri e propri ambienti sonori ben distinti ad un primo superficiale ascolto, ma in realtà strettamente legati tra loro; nel primo si ascoltano le radici, il dove tutto nacque, il groove allo stato puro…il brano di apertura è lo scabroso “Jungle Fever” dei Chakachas, gruppo che nei primi ’70 si è fatto bandiera di un sound misto latin, funk, rock e boogaloo, il tutto condito da ammiccanti gemiti quanto mai espliciti, si continua con altri classici della Lafayette Afro Rock Band per passare inevitabilmente anche dal continente africano, qui rappresentato dai due padri fondatori dell’afro-beat Manu Dibango con “New Bell” e l’immenso Fela Kuti con “Upside Down”; la progressione del mixaggio accompagna l’ascoltatore verso lidi ritmicamente più tranquillizzanti con l’avanzare delle pulsazioni della cassa in precisi e corposi 4/4, ma lo fa approdare gradualmente verso timidi synth (“Mt. Airy Groove” dei Pieces of Dream, “Slange Theacher” di Wide Boy Awake) e chitarrine funky (“The Mexican” di Babe Ruth e “Que Tal America” dei Two Man Sound). Impossibile comprendere a pieno il secondo cd senza avere una conoscenza quantomeno superficiale della uderground disco, della disco-funk e il passaggio del testimone nelle robotiche mani house avviene proprio con uno dei capisaldi della scuola di Chicago, “Your Love” del padrino della house Frankie Knuckles, non prima però di aver lasciato spazio all’apertura delle danze recitata in “My House” dei Rhythm Control: In the beginning there was Jack, and Jack had a groove, and from this groove came the groove of all grooves, and while one day viciously throwing down on his box, Jack boldly declared, Let there be the house..and house music was born.