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lunedì, 04 giugno 2007

 

               Charme & Shake – Benji Jumping

 

Avere questo promo in mano mi riempie di orgoglio…il titolo è Charme & Shake ed è il primo lavoro a firma Bengi Jumping, (Daniele Bengi Benati, anima, voce e frontman dei Ridillo); l’album vero e proprio uscirà dopo l’estate, ci sono ancora da arricciare gli ultimi fiocchetti e da spruzzare le ultime gocce di profumo ad un regalo che la Irma Records sembra voler fare a tutti i lounge victim orfani di Sam Paglia e Montefiori Cocktail. Il pezzo di apertura (già uscito come singolo) “Ice Cream Pusher” è uno shake da brivido che poteva essere interrotto solo da “Italian Kisses”, un leggero ma passionale omaggio ai maestri Morricone e Piccioni, una melodia fischiata e l’ombra di Alberto Sordi che sorride in lontananza. Non manca nulla a quest’album, ci sono paparazzi con vespe anni ’60 a caccia di vip, ci sono sax scatenati (Kikko Montefiori compare in “Paparazzi” appunto), ci sono cha cha cha e le trombe di Claudio Zanoni in “Trumpet Cha Cha”, c’è un goffo sosia di Elvis che impomatato canta “Tutti Frutti Bali”…c’è un assoluto buon gusto nella veste grafica e in quella sonora.

postato da: zanca alle ore 15:48 | Link | commenti (4)
categoria:recensioni, retrospettive musicali
venerdì, 18 maggio 2007

 

Siamo al quinto album dei Ridillo…”Soul Assai Brillante” è il titolo ed è strettamente legato al musical – con la regia di Michele Ferrari – che la band della bassa padana sta portando in giro per il nord Italia. I tredici brani sono canzoni americane maneggiate con grande rispetto da una parte e con la voglia di reinterpretarle in italiano con sensibilità ed esperienza dall’altra. L’ombra di Mina è sempre presente, Celentano viene tirato in ballo con il medley “Bisogna far Qualcosa/Il Beat Cos’è” (le intramontabili “These Boots are Made for Walkin”/The Beat Goes On). Avete mai ascoltato “Don’t let me be misunderstood” in chiave swing? è il risultato di “Vai pure via”. Il non aver inserito brani originali (pur avendone già registrati alcuni molto radiofonici) è stata una scelta mirata per non distogliere l’attenzione dalla coerenza dell’album, un omaggio innamorato e imbevuto nella nostra scena musicale dei ’60 e dei ’70, degli Stevie Wonder e degli Otis Redding all’italiana.

postato da: zanca alle ore 14:05 | Link | commenti (3)
categoria:recensioni
lunedì, 16 aprile 2007

THE SECOND GRACE

"The Second Grace" – OTR Music

Folk–Pop

 

The Second Grace è un fiore sbocciato tra le pietre, quattro palermitani con un animo folk, un approccio nordico e sangue mediterraneo. I nomi citati per descrivere il gruppo sono molti e altisonanti, Nick Drake, Bob Dylan, etc. ma il loro è un piccolo carillon che funziona perfettamente da solo senza bisogno di paragoni. “The Second Grace” è il primo album ufficiale del gruppo, e tutti i brani sono stati composti dal bel cantante e chitarrista acustico Fabrizio Cammarata che in queste quattordici bomboniere trasmette tanta dolcezza e benessere senza concessioni a facili banalità; la scelta della lingua inglese, poi, si rivela assolutamente appropriata per l’armoniosità del cantato. La formazione (due chitarre, basso e batteria) standard e compatta esprime lo stesso calore del disco anche dal vivo e accompagna attraverso storie dipinte con caldi colori ad acquarelli dai contorni dolcemente sfocati; brani come “Antamanarine” (il singolo che accompagna anche uno spot televisivo di tortellini), “Rainbow as my Hat”, “Like a Juliet” o “Little Boy Sayin’” sono fresche perle che brillano di luce propria. Consigliatissimo

postato da: zanca alle ore 16:46 | Link | commenti (2)
categoria:recensioni
mercoledì, 21 marzo 2007

 

 

 

Joss Stone – Introducing – Virgin

Soul – R’n’B  ***

 

Terzo album per la ex bimba (ora ventenne) prodigio del soul, la ragazza bianca con la voce da nera. Questo lavoro è intitolato “Introducing Joss Stone” proprio perché rappresenta per la prima volta la vera Joss Stone, quello che l’artista stessa vuole esprimere senza il condizionamento dei produttori, e con la volontà di voler dire qualcosa di naturale in modo personale…e per la verità si sente…l’album, rispetto ai precedenti, è più povero di contenuti e talvolta eccede nei vocalizzi che rimandano in alcuni pezzi alla Christina Aguilera più ispirata. Naturalmente Virgin le ha affiancato musicisti di prim’ordine, alla chitarra troviamo lo strepitoso Chalmers “Spanky” Alford già chitarrista della RH Factor, senza contare che la produzione è affidata a Raphael Saadiq e che tra le collaborazione troviamo quella della divina Lauryn Hill e dello stimatissimo rapper Common.

Un album godibile, suonato e arrangiato bene, ma difficilmente rimarrà alla storia.

 

postato da: zanca alle ore 15:31 | Link | commenti (3)
categoria:recensioni
domenica, 18 febbraio 2007

 

 

ROGER SANCHEZ – Choice (A Collection of Classics) – Azuli – 2007  

 

Alla fine è arrivato anche Roger Sanchez. Per la produzione di questo ennesimo capitolo della saga  “Choice”, l’infaticabile label Azuli si è affidata proprio a “S-man”. Prima di lui, solo per citarne alcuni, hanno compilato queste raccolte illustri colleghi come Kenny Dope, Louie Vega, Jeff Miles e Frankie Knuckles…l’olimpo della scena dance passata, presente e presumibilmente futura. Ai dj viene chiesto di fissare su cd (anche se è in commercio una naturalmente più affascinante versione in doppio Lp) i brani che più hanno segnato la loro formazione musicale, i generi che più hanno influenzato le loro produzioni; indiscutibile è la statura artistica di Roger Sanchez che dalla fine degli anni ’80, surfando sulla potente onda house, rimane tuttora uno dei remixer e produttori più prolifici e creativi ( suoi i remix per artisti del calibro di Diana Ross, Chic, The Police, Daft Punk etc.). Il doppio cd si divide in due veri e propri ambienti sonori ben distinti ad un primo superficiale ascolto, ma in realtà strettamente legati tra loro; nel primo si ascoltano le radici, il dove tutto nacque, il groove allo stato puro…il brano di apertura è lo scabroso “Jungle Fever” dei Chakachas, gruppo che nei primi ’70 si è fatto bandiera di un sound misto latin, funk, rock e boogaloo, il tutto condito da ammiccanti gemiti quanto mai espliciti, si continua con altri classici della Lafayette Afro Rock Band per passare inevitabilmente anche dal continente africano, qui rappresentato dai due padri fondatori dell’afro-beat Manu Dibango con “New Bell” e l’immenso Fela Kuti con “Upside Down”; la progressione del mixaggio accompagna l’ascoltatore verso lidi ritmicamente più tranquillizzanti con l’avanzare delle pulsazioni della cassa in precisi e corposi 4/4, ma lo fa approdare gradualmente verso timidi synth (“Mt. Airy Groove” dei Pieces of Dream, “Slange Theacher” di Wide Boy Awake) e chitarrine funky (“The Mexican” di Babe Ruth e “Que Tal America” dei Two Man Sound). Impossibile comprendere a pieno il secondo cd senza avere una conoscenza quantomeno superficiale della uderground disco, della disco-funk e il passaggio del testimone nelle robotiche mani house avviene proprio con uno dei capisaldi della scuola di Chicago, “Your Love” del padrino della house Frankie Knuckles, non prima però di aver lasciato spazio all’apertura delle danze recitata in “My House” dei Rhythm Control: In the beginning there was Jack, and Jack had a groove, and from this groove came the groove of all grooves, and while one day viciously throwing down on his box, Jack boldly declared, Let there be the house..and house music was born.

postato da: zanca alle ore 15:18 | Link | commenti (1)
categoria:recensioni, retrospettive musicali
domenica, 03 dicembre 2006
 
 
MONTEFIORI APPETIZER VOL. 2 – Montefiori Cocktail – Emi
Easy facilefacile ****
 
Evviva Montefiori! La seconda esperienza in casa Emi si conferma eccellente e la formula di suonare cover riarrangiate montefiorinamente si rivela vincente. Anche in questo secondo volume si decide di maneggiare pezzi appena usciti e grandi classici del rock, della melodia italiana e dei ritmi latini, ma andiamo per gradi…Una lenta bossa nova per una telefonata in vodafone è quello che si sente con la traccia di apertura “Crazy”(si..quello dello spot)…e la voce divina di Lorraine Bowen. Il tormentone-coro dei mondiali (“Seven Nation Army” degli White Stripes) è diabolicamente ironico…hammond, pianoforte e sax spadroneggiano in un ritmo lento e ipnotico; geniale poi è “Torno in Russia”, versione italiana della “Back in the USSR” dei Beatles, il cantante “Bengi” Benati, voce e frontman degli stellari Ridillo sfodera l’anima soul e grinta da vendere (wow!).
Corcovado di Jobim è un quadro dipinto su una tela rugosa da un pittore a piedi nudi su moquette viola..socchiudi gli occhi e pensa ad una storia finita..Roberto Lombardi poi presta la sua voce per un omaggio ai cantautori di ieri e di oggi (Zampaglione dei Tiromancino e Califano) in un’intensa versione di “Un Tempo Piccolo”.
Evviva Montefiori! Mille di questi dischi
 
 
 metto qualche foto della serata a bologna allo zò cafè...
indimenticabile
 
                                                                                      fish
 
 
 
                                                                            super fro
 
 
 
 
                                                                                                     ombre allo zò
 
 
 
 
                                                                                                                      fish
 
all photos by nadege
postato da: zanca alle ore 18:46 | Link | commenti (14)
categoria:recensioni, foto, shows
sabato, 02 dicembre 2006
 
 
AA.VV – SOUL SHAKER VOL. 3 – Record Kicks
 
Funk/Soul ***
 
Siamo al terzo volume del Soul Shaker, una delle compilation prodotte dall’etichetta milanese Record Kicks e selezionata dal patron Nick Recordkicks. Qualsiasi genere di compilazione dopo un certo numero di volumi perde forza e sorprende sempre meno l’ascoltatore, a maggior ragione quando i brani selezionati sono circoscritti per ovvie ragioni in un genere così poco frequentato dal grande pubblico e che punta solo ad una fetta di ascoltatori attenti, senza considerare i tre progetti molto simili (“Let’s Boogaloo 1-2-3”). La particolarità forse più rilevante consiste nell’aver escluso dalla scelta brani datati anni ’60 e ’70 per concentrarsi sulla scena attuale o di non molti anni addietro (del 1993 è la travolgente “Practice what you Preach” dei Poets of Rhythm). Sonorità afro-funk che raccolgono la struttura degli arrangiamenti di Fela Kuti si possono ascoltare in “Aynotchesh Yereflu” di The Budos Band, mentre viene in mente Lyn Collins, che suona con la band di James Brown alle spalle, nell’ascoltare “Take my time” dei Breakstra con la partecipazione di Choklate alla voce.
Rispetto alle precedenti è sicuramente è la compilation più marcatamente funk; a fare da padroni ci sono bassi puliti e potenti, rullanti tirati all’estremo e ottoni in prima linea: suoni essenziali, non altrettanto il disco.
postato da: zanca alle ore 16:43 | Link | commenti
categoria:recensioni
lunedì, 27 novembre 2006

Giovedi 30 Novembre

 

 

 

Prosit - Centro Storico - Lecce

Zanca alle prese con...

4) Acid jazz e Nu jazz

Quando il jazz incontra il soul e il funky nasce l’acid jazz. Nasce tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90. i primi a sperimentare questa nuovo genere furono gli Incognito con l'album "JazzFunk" per l’appunto. Da loro in poi il jazz ha conosciuto nuove svariate mutazioni. Molti artisti si sono impadroniti di elementi tipici del jazz e li hanno utilizzati in varie salse. Dai Jamiroquai al trip hop, fino alle nuove tendenze nu jazz che sfiorano l’house, questa serata sarà l’occasione per esplorare le varie ed eventuali diramazioni del jazz.

 

 

 

 

                  

 

 

MARIO BIONDI & THE HIGH FIVE QUINTET – Handful of Soul – Schema Records
Nu-Jazz
 
Ascoltare a freddo questo album, dopo che le radio hanno rallentato un po' la frenetica rotazione giorno e notte, consente di apprezzare il lavoro anche sotto un'ottica più jazzistica. Il quintetto con cui Mario Biondi incide il suo primo album a suo nome è di tutto rispetto; il trombettista Fabrizio Bosso non ha ormai bisogno di molte presentazioni, ha suonato e continua a suonare con i migliori jazzisti a livello mondiale, scopritore di nuovi talenti (vedi il nostrano Andrea Sabatino), batte ormai le strade consapevoli delle grandi tradizioni del passato ma fortemente proiettate al futuro; Daniele Scannapieco (in passato già sassofonista di Dee Dee Bridgewater) impreziosisce le dodici tracce con eleganza e carattere; la sezione ritmica (Luca Mannutza al pianoforte, Piero Ciancaglini al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria) crea atmosfere geometriche e profonde e offre la possibilità a voce e fiati di esprimere il meglio.
Il lavoro di Mario Biondi rappresenta un punto fondamentale nello sviluppo di questa corrente definita nu-jazz; la larga diffusione di cui sta godendo ha permesso di sdoganare un genere troppo spesso relegato nelle intimissime stanze del jazz oppure bollato superficialmente come musica da cocktail…musicisti come Nicola Conte o Gerardo Frisina che sempre per Schema Records avevano inciso i loro primi lavori, non rappresentano più un isolato esempio di lettura in chiave moderna della tradizione jazzistica, ma rappresentano dei pionieri che con il loro impegno hanno dato la possibilità a validi artisti come Mario Biondi di fare ascoltare a più orecchie possibili un assolo bop.
postato da: zanca alle ore 20:09 | Link | commenti (7)
categoria:recensioni, shows
giovedì, 12 ottobre 2006
...aspettando Eddie Gomez in trio e il "Jazle" 2006/07...
 
 
 
 
 
AAVV – Sister Bossa Vol. 7 – Irma Records
 
Nova bossa nova
 
Nel settimo volume di “Sister Bossa” quello che subito si nota ascoltando il cd e leggendo i credits è la differenza fra la scuola italo-brasiliana e quella giapponese; la prima più acustica, ricercata e intima, la seconda un po’ troppo spesso alla ricerca di un ritornello da far canticchiare e condita di suoni elettronici non proprio all’ultimo grido (vedi la traccia di apertura “Luz do so” di Kaleido with I-Dep).
I Nova 40 presentano “Sim ou nao”, un’elegante traccia con suoni dosati, percussioni non invadenti…un bel mix tra la storia della musica brasiliana e la scena attuale; la selezione ad opera del dj giapponese Taka Sakano prosegue con “I’ve got the world on a string”, uno stupendo brano arrangiato con raffinatezza, in cui la cantante giapponese Karen Aoki (supportata da eccellenti musicisti italiani) mostra il suo legame con le melodie jazz più marcatamente bop.
Il pure stile brasiliano, che potremmo definire old school, di Ithamara Koorax sottolineato dall’utilizzo della sola chitarra acustica, percussioni e birimbao (Côco Perenuê), si alterna alle delicate sonorità house/lounge di Cris Delanno che maneggia con cura lo standard “Outra Vez” di Jobim (il remix qui proposto è quello di S-Tone Inc).
Un altro bel colpo per la Irma Records che si conferma una delle etichette ai vertici della scena easy, nu-jazz e latin.
Il digipack è perfetto per l’utilizzo di compact disc neri simil-dischi in vinile da entrambe le facce.
postato da: zanca alle ore 16:49 | Link | commenti (1)
categoria:recensioni
domenica, 24 settembre 2006

                         

 

JAMES BROWN – Revolution Of The Mind – Polydor

 

Siamo nel 1971 e James Brown è raffigurato dietro le sbarre di una prigione, lui che la prigione da giovane la conobbe bene, e che in futuro continuerà a conoscerla. Il padrino del soul è ai vertici indiscussi della black music ed è il rappresentante più carismatico della comunità afroamericana; repubblicano convinto riesce a mediare con l’establishment politico esprimendo il disagio delle comunità nere (il 1971 è anche l’anno in cui Sly & The Family Stone producono “There’s a riot going on” e Marvin Gaye scuote le coscienze con “What’s going on”), e al tempo stesso tiene inevitabili contatti con la base più politicamente attiva del suo pubblico; si narra che il pezzo “Say it Loud, I’m Black and Proud” (1968) sia stato in qualche modo “commissionato” non proprio con le buone maniere da gruppi come le Pantere Nere irritati da un silenzio troppo lungo sul tema da parte di James Brown.

Le sbarre rappresentano un monito: il rischio che corrono i giovani nell’armarsi e combattere (sia pure attraverso droga o alcool) una guerra impari contro il sistema. “State calmi” diceva, “Imparate, non bruciate, fatevi un’istruzione e lavorate sodo, questo è il vero black power”.

Revolution of the mind è un live di James Brown realizzato all’Apollo Theater di Harlem tra il 24 e il 25 Luglio 1971. L’Apollo (a parte la soggezione che provoca in chiunque entri anche solo da spettatore) è considerato tuttora la mecca della black music e a tal proposito Brown diceva: ”se ce la fai all’Apollo ce la fai ovunque”.

Degno di nota è l’omaggio dei Public Enemy che sulla copertina di “It Takes a Nation of Millions to Hold us Back” (1988) sono raffigurati anche loro dietro le sbarre si una cella.

 

                             

postato da: zanca alle ore 22:12 | Link | commenti
categoria:recensioni, retrospettive musicali