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sabato, 02 febbraio 2008

BRAD MELDHAU - "Bewitched, Bothered and Bewifdered" - the art of the trio vol.3

 

 

Myjazz.com

 

L’altro giorno si parlava con chiara di jazz…il concerto del quartetto di Billy Hart è stato bello si, Mark Turner sassofonista tecnicamente molto bravo, era della scuola shorteriana e quindi non mi faceva impazzire, ma si discuteva del fatto che tristemente il jazz vecchio stampo si sta giorno dopo giorno spegnendo..fa tristezza per me, che amo il jazz più di ogni altro genere, ammettere questo; vedo mostri sacri che rimaneggiano stancamente standard che oramai spengono decine e decine di candeline, convinti del fatto che tanto i veri puristi del jazz continueranno ad ascoltarli imperterriti; si loro continueranno, ma non si trasmette molto e non riesco a coglierne la prospettiva. Vedo lontanissimi gli splendori delle big band, la freschezza dell’hard bop e la pazzia del free jazz con tutta la sua scia elettrica…di miles davis ce n’è stato e ce ne sarà uno solo! Certo, fenomeni come Bublè, Cammariere, Ivan Segreto, Mario Biondi sono da apprezzare per aver avvicinato molte persona a questo genere, ma è già finita la miccia…non c’è più polvere da sparo, fagocitati, smussati, allungati, diluiti, tagliati…a metà. Come al solito però il cuore pulsante di uno spasmo incontrollato ricomincia a creare, sperimentare mischiare, fondere e rischiare; vedo in progetti come la Rh Factor del trombettista texano Roy Hargrove (o il trio Medeski, Martin & Wood) il nuovo, il futuro, sono lui e quelli come lui che hanno ancora della miccia e riescono a riaccendere gli animi dei giovani orfani del jazz, delle nuove leve del funk e dell’hip hop senza guide o stelle comete che gli illuminino la strada che percorreranno tra una decina di anni…chi lo sa cosa ascolteremo allora (si riuscirà a non ascoltare in radio i bidoni anni ‘80?). Un momento di sfogo questo, un momento di riflessione con Brad Meldahu che mi suona un dolcissimo brano, un momento di intimità con il jazz nella speranza di vedere cosa sarà e dove andrà il nuovo, con un po’ di vergogna per averlo trascurato e un altro po’ di rancore per la miccia che non riesco a vedere ma che voglio vedere.

Ci sarà un giorno in cui si potrà ballare sulle note di “On the corner”…

 

postato da: zanca alle ore 18:27 | Link | commenti (1)
categoria:retrospettive musicali, piccole schegge
venerdì, 26 ottobre 2007
 
 
DOWNLOAD O NON DOWNLOAD?
 
Insomma bisogna decidere se si è favorevoli o no al download, o meglio, se chi é favorevole lo è per ideali radicati e ragionati o solo perchè non spende una lira e ha a disposizione praticamente tutto il materiale audio/video del mondo.
Trovandomi a parlare o sentire diverse persone interessate più o meno in prima persona all’argomento, non ho sentito una sola parola pro-download…Michael Rosen (sassofonista jazz di fama mondiale con cui abbiamo chiacchierato qualche giorno fa) dice che non si guadagna quasi più nulla dalla vendita dei cd e che quindi bisogna puntare più sui concerti live; Sabina Guzzanti non è molto contenta del fatto che si scarichino i suoi film (spiazzando così molti che pensavano “…ma come Sabina…proprio tu icona della sinistra combattiva e abbatticapitale”); il Piotta, quando la ragazzetta gli dà del fascista, risponde: ”fascista io?? no ma a me chi cazzo me paga le bollette…”; Frankie Hi-Nrg comprende il download ma fissa dei limiti di decenza negli ascolti…“se lo ascolti la quarta o quinta volta significa che ti piace e allora compralo!perchè non si dovrebbe dare la possibilità di guadagnare ad un artista che ti fa godere?”; il filosofo Postman Ultrachic parla di insanabile discordanza tra il tempo di download e tempo di ascolto (andando più indietro  attacca le basi stesse del cd con l’introduzione dello skip-saltatraccia che uccide il concetto di album).
Insomma parliamoci chiaro…a chi fa comodo il download…basta con le cazzate del far conoscere un gruppo emergente, c’è il myspace per quello…basta con le cazzate de “la musica è un bene di tutti”…la musica è un prodotto per il quale della gente ci ha investito tempo, soldi, fatica, sonno; anche il pane, l’acqua, il metano per il riscaldamento sono “beni di tutti”(e sono per giunta bisogni primari) ma si pagano!
Mi tiro in ballo per primo io, che scarico a ruota, ma se poi un album mi piace, lo compro, e se un giorno tutto questo dovesse finire…beh pazienza, non scenderò certo in piazza per difendere la libertà di prendere qualcosa che non è mio(diciamo pure che ci è andata bene fino ad ora). Quello che mi domando è: ma se i Metallica volessero davvero far condividere i propri brani tra i propri fans, cosa gli consterebbe renderli free sul loro sito? Costerebbe a loro e ai loro produttori milioni di dollari. Sono appassionato di un gruppo? Bene il discorso è questo: si scarica la musica, quindi il gruppo non guadagna…cosa fa il gruppo allora per vivere? punta sui live(sostenuti proprio dalla notorietà basata sui download); naturalmente alza i prezzi dei concerti per sopperire ai mancati guadagni delle non-vendite; chi credete che andrà a vedere i concerti a quelle condizioni? Proprio molti di quelli che hanno comprati il cd originale. I meno motivati non andranno neanche più ai live...
Curioso da parte mia (ex sostenitore del download selvaggio come espressione della libertà di accesso alle informazioni e alla cultura) questa svolta “pro sistema produzione-fruizione-ascolto” ma è un sistema che è quasi arrivato al collasso, quando sparirà la grande distribuzione sui supporti fisici (cd, vinili) il sistema crollerà su sè stesso (anche se mi auguro di no).
Post troppo lungo...
alla prossima miniriflessione
postato da: zanca alle ore 16:59 | Link | commenti (13)
categoria:varie, piccoli pensieri, retrospettive musicali
martedì, 16 ottobre 2007

allora...la mano è ancora lenta, e di voglia non ce n'è tanta di scrivere, ma è necessario riprendere le redini, basta lentezza e pigrizia mentale, braccia stanche e gambe molli.

buone azioni da fare (per me):

- Non andare assolutamente al circo

- Preparare una bella puntata di "Personal"(programma radiofonico insieme a roberto lezzi_ogni domenica dalle 20 alle 22 su rete8)(questa settimana l'ospite sarà postman ultrachic)

- ricominciare a scrivere su questo blog

 

buone azioni da fare (per tutti):

-Non andare assolutamente al circo

-Ascoltare "Personal" sulle frequenze 94.80 per lecce e 105.10 in provincia

postato da: zanca alle ore 18:28 | Link | commenti (3)
categoria:segnalazioni, retrospettive musicali
martedì, 18 settembre 2007

Si ricomincia a buttare giù qualcosa su questo blog...

quasi due mesi di inattività sono tanti e i resoconti di quest'estate sono più che positivi.

torno sul mercato dunque, nascono nuovi frutti e nuove iniziative

l'inverno è più intimo, più riflessivo e soprattutto per questo ho voluto fortemente uno spazio tutto mio in radio dove far sbarcare FUNKYTUDINY!; nessun vincolo danzereccio, nessuna limitazione musicale (il programma, è vero, ha questo nome ma non ci sarà solo funk, anzi...jazz, latin, soul, lounge, r'n'b, electro, house...groove totale), libero di scandagliare tanti campi e di parlare con tanti ospiti ai quali sarà dedicata mezz'ora della trasmissione, quattrochiacchiere in tranquillità e una personale playlist.

A questo proposito invito tutti coloro (musicisti, dj etc..) siano interessati a partecipare al programma, a contattarmi mandandomi un minicronistoria della proprio carriera musicale e una playlist di 5 brani all'indirizzo giabru@hotmail.com

ogni domenica dalle 20 alle 22

RETE 8 (LECCE 94.80 - PROVINCIA 105.10)

in streaming su www.reteotto.net

FUNKYTUDINY!

postato da: zanca alle ore 19:45 | Link | commenti (4)
categoria:segnalazioni, shows, retrospettive musicali
sabato, 30 giugno 2007
Vinile I Love You
 
Sono tondi, sottili, da 7 a 12 pollici e se girano sotto una puntina emettono rumori…il disco come noi lo conosciamo nasce nella seconda metà degli anni ’30 e come ogni innovazione che si rispetti è nata per scopi militari…registrare le intercettazione dei nemici tedeschi; mi sono sempre chiesto se una generazione che vive un cambiamento sia davvero consapevole dell’importanza delle innovazioni che sta attraversando…oggi, nell’epoca dell’mp3, avere una incisione di suoni, brani o parole su un supporto riproducibile a piacimento è così assurdamente scontato che non ci si rende conto della potenza di una registrazione.
Il disco indubbiamente è il supporto più affascinante, più carico di storia e più longevo; mentre il 45 giri è stata l’espressione del singolo lanciato per un pubblico più giovane, consumatore vorace di hits, il Long Playing costringe ad un ascolto più consapevole e si lascia far girare solo da chi è curioso e rinuncia alla smania di saltare al pezzo successivo dopo i primi classici maledetti trenta secondi di ascolto; la sequenza dei pezzi è imposta, invariabile e definitivamente espressiva di ciò che il disco vuole comunicare e le copertine sono pezzi del suo universo (il primo e più caratteristico che mi viene in mente è Zappa); il confronto con altri supporti non regge, il mito del formato stereo 8 (una specie di ingombrante musicassetta utilizzata soprattutto nelle automobili degli anni ’70) è stato smantellato dalla potenza comunicativa dei djs dell’epoca che con due giradischi e un mixer compivano titaniche opere di mixaggio e remixaggio oggi concepibili solo con macchine elettroniche. Il vinile è rimasto lì su nell’olimpo anche quando l’audiocassetta ha permesso per la prima volta di interagire attivamente con la musica, registrandola o ascoltandola  per strada con un walkman in mano; da circa venti anni il disco convive con il suo cuginetto digitale il compact disc, riuscendo a mantenere, pur essendo stato superato per tecnologia e maneggevolezza, un suo mercato di affezionati e addetti ai lavori. Siamo però alla sfida finale, alla resa dei conti…la bestia digitale che fagocita formati, emozioni, credits, foto e ringraziamenti, sembra scatenata, quegli mp3 senza forma, graffi, peso, senza colori né odori…
 
                           
 
Questa altro non è se non una dichiarazione d’amore verso il vinile da parte di un adepto che continua a pensare, forse con qualche ostinato pregiudizio, che la musica su disco sia più musica, che forse un disco non proprio mint valga in emozioni (che è proprio quello che in fin dei conti vuole trasmettere la musica) di più di un cd e ancora di più di un etereo mp3 a 128 Kbit/s.
C’è qualcosa di mistico in quest’oggetto, è quel qualcosa che ti spinge la domenica mattina a sfidare post-sbornie e calure estive per frugare in improbabili mercatini dell’usato fino a trovare, come per i più accaniti cercatori di funghi, il pezzo che renderà la tua collezione unica e ineguagliabile; è qualcosa che ti spinge ad arrivare fino a Berwick Street a Londra in due giorni con la valigia completamente vuota solo per far spazio ai preziosi piatti neri…nelle cose importanti c’è sempre qualcosa che gira, per i dischi come per la terra.
Vinile, I love You
Zanca
postato da: zanca alle ore 18:06 | Link | commenti (4)
categoria:varie, piccoli pensieri, retrospettive musicali
lunedì, 04 giugno 2007

 

               Charme & Shake – Benji Jumping

 

Avere questo promo in mano mi riempie di orgoglio…il titolo è Charme & Shake ed è il primo lavoro a firma Bengi Jumping, (Daniele Bengi Benati, anima, voce e frontman dei Ridillo); l’album vero e proprio uscirà dopo l’estate, ci sono ancora da arricciare gli ultimi fiocchetti e da spruzzare le ultime gocce di profumo ad un regalo che la Irma Records sembra voler fare a tutti i lounge victim orfani di Sam Paglia e Montefiori Cocktail. Il pezzo di apertura (già uscito come singolo) “Ice Cream Pusher” è uno shake da brivido che poteva essere interrotto solo da “Italian Kisses”, un leggero ma passionale omaggio ai maestri Morricone e Piccioni, una melodia fischiata e l’ombra di Alberto Sordi che sorride in lontananza. Non manca nulla a quest’album, ci sono paparazzi con vespe anni ’60 a caccia di vip, ci sono sax scatenati (Kikko Montefiori compare in “Paparazzi” appunto), ci sono cha cha cha e le trombe di Claudio Zanoni in “Trumpet Cha Cha”, c’è un goffo sosia di Elvis che impomatato canta “Tutti Frutti Bali”…c’è un assoluto buon gusto nella veste grafica e in quella sonora.

postato da: zanca alle ore 15:48 | Link | commenti (4)
categoria:recensioni, retrospettive musicali
domenica, 06 maggio 2007
 
INTERVISTA A BENGI - RIDILLO -
- BOLOGNA 30 APRILE 2007
 
 
30 Aprile – Ruvido – Bologna; le star della serata sono i musicisti della storica “Fatback Band”, band di culto negli ’70 per il loro funk macchiato disco, accreditati come i primi ad aver applicato ad un brano i primi vagiti di un hip hop ancora lontano, la Fatback Band ha portato avanti uno spettacolo lungo, profondo e carico di groove che più nero non si può; il locale era un dancefloor in ogni suo punto e dopo più di due ore di concerto ognuno era consapevole del perché fossero ancora delle leggende viventi e in tournee. Prima di loro c’è stata l’esibizione di Bobby Soul (voce e anime dei Blindosbarra) con ”Les Gastones” e i Ridillo. Abbiamo incontrato Daniele Bengi Benati, voce e frontman del gruppo e con Bobby Soul.
Sono passati più di 15 anni dalla nascita dei Ridillo e di cose ne sono successe tante, innumerevoli concerti, tantissime collaborazioni e il 10 maggio poi uscirà il quinto album “Soul Assai Brillante” per Halidon; quando si arriva al quinto album significa che alle spalle c'è un progetto solido; un sempre presente approccio funky ha gradualmente aperto le porte a schegge disco ed atmosfere più easy listening e latin;
 
                                                                                
 
Foto di Adriana Tuzzo
 
 
ZANCA: Bengi, una domanda obbligata, cosa ci dobbiamo aspettare da questo nuovo album?
 
BENGI: Questo disco nasce da una richiesta di fare un album di cover collegata alla nuova esperienza del musical (“Soul assai brillante”) unita al progetto di serate acustiche che sto portando avanti con Claudio (ndr Zanoni, chitarrista e trombettista del gruppo) con un repertorio di musica anni ’60-’70, teso volutamente ad evitare il pianobar e dare un approccio più intimo, più leggero, sono due chitarre acustiche e pianoforte; avendo fatto esperienza dal vivo con i Montefiori Cocktail ho visto che esisteva uno spazio molto bello per suonare cose di questo tipo di cose che con i Ridillo si faceva più fatica a sperimentare, per cui partendo da questo repertorio c’è stata la voglia di sfruttare canzoni americane del periodo soul che però non ho voglia di cantare in inglese per rimaneggiarle in italiano e applicarle allo stile Ridillo; per esempio “Please don’t let me be misunderstood” fatta in versiono swing che non ha niente a che vedere con la versione di Santa Esmeralda o “More than woman” – “Talmente Donna” o “Se ti regalo un fiore” è “Gimme a little sign”un brano non famosissimo ma che è stato rifatto da Mina e di recente anche da Giuliano Palma ma in questo cd rivisto in chiave Style Council. Di solito abbiamo sempre proposto materiale originale dei Ridillo quindi per noi è stato un grande passo quello di suonare brani di altri affrontandolo con un grande rispetto da una parte e la voglia di variarli e cantarli seguendo la proprio sensibilità dall’altro.
 
Z: Le collaborazioni sono state una colonna portante dello scorso album(weekend al funkafè), per questo lavoro avete adottato la stessa formula?
 
B:In parte, perché in questo albumi ci sono solo due ospiti, la prima è Alessandra Ferrari che già collabora con Paolo ( ndr bassista) negli Zero Sospiro, la seconda è una cantante folk americana, che spesso viene chiamata per delle cose particolari come “I was a ye ye girl” di Robert Passera con il quale ho collaborato per il suo album “Easy life” in cui cantava “Yo Yo boy”e che in quest’album canta un medley di “They boots are made for walkin’.” la “Bisogna far qualcosa” di Celentano e “Il beat cos’è” che sarebbe “The beat goes on”…devo dire che questi testi erano tutti originariamente tradotti in italiano e visto che la casa discografica ci crede parecchio a questo progetto, l’idea è quella di farne tre volumi.
 
Z: Di recente molte case discografiche stanno investendo e dando più spazio a progetti di matrice funky e il grande pubblico sembra apprezzare questa svolta, cosa ne pensi?
 
B: Credo che ci sia un po’ stancati del punk e tutto quello che ci gira intorno, ma comunque è ciclico, poi tornerà; a me fa molto piacere che il soul in America stia tornando alla ribalta anche se in Italia ancora molto poco,c’è giusto qualcosa che ha fatto Neffa a livello di suoni, ma pur essendo molto bravo gli mancano delle doti vocali che per forza di cose deve possedere un cantante soul.
 
Z: Il download "illegale" sta inevitabilmente dando un duro colpo alle vendite musicali sui canali tradizionali, questo ha reso necessaria una riconversione delle soluzioni offerte, la vendita on line di mp3 in primis, ma soprattutto i concerti live, terreno nel quale vi muovete con grande agilità e sicurezza; una direzione questa, che vi è più congeniale?
 
B: Io sono contento di questa tendenza…per noi è la normalità, anche perché nel periodo di passaggi radiofonici più frequenti di Mangio Amore e Figli di una Buona Stella, che io mi ricordi, delle grandi royalties dalle case discografiche non è che le abbiamo mai prese (ride), vuol dire che da qualche parte c’era un filtro che si incastrava e da noi non arrivava molto, noi comunque abbiamo sempre lavorato e vissuto (riuscendo a vivere di questo) sui live come sulla vendita di gadgets Ridillo
 
 
                                                                             Foto di Adriana Tuzzo
 
Z: So che avete sempre in piedi molti progetti paralleli; come Ridillo accompagnate da tempo Gianni Moranti dal vivo e avete anche composto e suonato le musiche per un musical di Michele Ferrari; come progetti personali, poi, sei inarrestabile, dalle attività come Bengi Jumping alle collaborazioni con Funkoff, Montefiori Cocktail, Robert Passera (macchiato caldo), ce le puoi raccontare?
 
B: Si, con Morandi per esempio la prossima settimana saremo in Canada; questa esperienza di un vero tour organizzato con ottanta date ci sta insegnando tanto, sono concerti a ritmi serrati di 2 ore e mezza di fila…e se uno vuole arrivare a sessanta anni ancora così in forma deve fare queste cose qua…ne abbiamo visti tanti personaggi che sono stati un po’ troppo sbrigativi e superficiali nel momento del successo; il Musical poi è un’esperienza che ci sta portando molta soddisfazione…un mondo del tutto nuovo con attrici e ballerine professioniste; personalmente sto lavorando molto sulle sigle televisive e inoltre sta per uscire un disco firmato Bengi Jumping che è “Ice cream pusher”per la Irma Records con pezzi in inglese o strumentali, non so come sarà preso dalle radio, ma con questo disco andrò a riprendere un po’ la vecchia lounge con un po’ di cose mie originali, loro (Irma ndr) avevano voglia di fare un cosa che proseguisse i vari Sam Paglia e Montefiori Cocktail che non hanno più.
 
Z: Cosa stai ascoltando in questo periodo?
 
B: Beh queste cose di soul contemporaneo come “Amy Winehouse” piuttosto che Joss Stone etc. dopo cosa vuoi, ho due bambini e devo accontentarli, ormai quando sono in macchina devo fare il loro dj e da lì può capitare di tutto (ride), ad esempio vogliono ascoltare sempre quei due tre brani dell’ultimo disco di Zucchero…che in realtà è un buon disco, e capire quali sono le loro canzoni preferite insegna a me a interpretare i gusti dei bambini ma anche degli adulti.
 
                           
Z: Tre album indispensabili da avere nella propria bacheca dei cd...
 
B: Mah…così a freddissimo diciamo “Sandinista!” perché c’è dentro tutto, proprio tutta la musica dei Clash, nonostante appunto loro fossero grandi per un’altra cosa, lì hanno deciso di spaziare, c’è dentro la disco, il funk, c’è dentro il reggae, il dub, il jazz…c’è pochissimo dei Clash, poi “Sign of the time” di Prince e poi ci metterei la batteria e il contrabbasso di Battisti nel senso che in Battisti c’è di tutto ma in quelle cose era davvero ispirato.
 
Z: C'è un artista che ti ha cambiato la vita?
 
B: La chitarra l’ho imparata a suonare con Bennato, il modo di suonarla non acustica l’ho imparata appunto con i Clash e con “Sandinista!” sono arrivato appunto al funk e da lì non mi sono più staccato, poi Prince, vai a scoprire cosa ascoltava lui, quindi James Brown e poi vai alla Motown, vai indietro a soul, invece sull’italiano per me Mina e Battisti rimangono sempre inarrivabili.
 
  Foto di Adriana Tuzzo
 
Z: Bobby è il tuo primo progetto da solista fuori dai Blindosbarra? E che approccio hai voluto dare a questo album?
 
BOBBY SOUL: Si, è il mio primo progetto da solista e l’approccio è la libertà nel senso che mi sono trovato ad un certo punto che il progetto Blindosbarra era per il momento accantonato e nel frattempo ho fatto diverse collaborazioni con tanti musicisti, quindi mi sono trovato con un po’ di materiale degli ultimi tre o quattro anni, presento questo album come se fosse una compilation e qui lo faccio con il mio gruppo “Les Gastones”; libertà nel senso che necessariamente l’album è orientato al funk, perché il mio timbro di voce è quello, ma in realtà ho spaziato verso tante direzioni, come si dice…un superficiale eclettico, ci sono infatti dei pezzi più elettronici, altri più acustici; è sicuramente un disco eterogeneo quindi un po’ in antitesi con il trend di dare uno stile, una riconoscibilità al progetto e anche io come modo di cantare vengo dai Blindosbarra ma anche dalle Voci Atroci avendo una maniera di cantare che non è mai la stessa.
 
Z: I brani sono tutti tuoi? Come nasce un pezzo?
 
B: Io parto da testo (in questo albumi brani sono tutti miei tranne una cover di Battisti e un altro pezzo di Bob Quadrelli) e poi come se fossi un sarto dò un vestito all’idea del testo, man mano nasce la melodia, l’arrangiamento, nasce comunque da quello che voglio esprimere con le parole.
 
Z: Collaborazioni con i Ridillo?
 
B: Ritengo che i Ridillo, oltre ad essere degli strepitosi musicisti, siano la parte più solare della scena funky italiana, io mi associo più agli Earth Wind & Fire, che amo tantissimo, poi essendo genovese per natura siamo più trugni… comunque portuali. Una collaborazione in studio insieme sarebbe esaltante anche perché i Ridillo hanno un grande merito, quello di saper tradurre questo tipo di musica ad un pubblico che non è avvezzo, la loro musica è sentita anche perché sa essere italiana.
 
 
 
                un meganoide in giro                                      Foto di Adriana Tuzzo
postato da: zanca alle ore 21:39 | Link | commenti (7)
categoria:varie, interviste, foto, retrospettive musicali
mercoledì, 14 marzo 2007

 

 

 

 

  "SANFORD & SON THEME" - Quincy Jones - 1972

postato da: zanca alle ore 17:16 | Link | commenti (3)
categoria:retrospettive musicali, piccole schegge
venerdì, 23 febbraio 2007

close to future

 

 

MUERTEPOP

 

 

postato da: zanca alle ore 16:19 | Link | commenti (6)
categoria:retrospettive musicali
domenica, 18 febbraio 2007

 

 

ROGER SANCHEZ – Choice (A Collection of Classics) – Azuli – 2007  

 

Alla fine è arrivato anche Roger Sanchez. Per la produzione di questo ennesimo capitolo della saga  “Choice”, l’infaticabile label Azuli si è affidata proprio a “S-man”. Prima di lui, solo per citarne alcuni, hanno compilato queste raccolte illustri colleghi come Kenny Dope, Louie Vega, Jeff Miles e Frankie Knuckles…l’olimpo della scena dance passata, presente e presumibilmente futura. Ai dj viene chiesto di fissare su cd (anche se è in commercio una naturalmente più affascinante versione in doppio Lp) i brani che più hanno segnato la loro formazione musicale, i generi che più hanno influenzato le loro produzioni; indiscutibile è la statura artistica di Roger Sanchez che dalla fine degli anni ’80, surfando sulla potente onda house, rimane tuttora uno dei remixer e produttori più prolifici e creativi ( suoi i remix per artisti del calibro di Diana Ross, Chic, The Police, Daft Punk etc.). Il doppio cd si divide in due veri e propri ambienti sonori ben distinti ad un primo superficiale ascolto, ma in realtà strettamente legati tra loro; nel primo si ascoltano le radici, il dove tutto nacque, il groove allo stato puro…il brano di apertura è lo scabroso “Jungle Fever” dei Chakachas, gruppo che nei primi ’70 si è fatto bandiera di un sound misto latin, funk, rock e boogaloo, il tutto condito da ammiccanti gemiti quanto mai espliciti, si continua con altri classici della Lafayette Afro Rock Band per passare inevitabilmente anche dal continente africano, qui rappresentato dai due padri fondatori dell’afro-beat Manu Dibango con “New Bell” e l’immenso Fela Kuti con “Upside Down”; la progressione del mixaggio accompagna l’ascoltatore verso lidi ritmicamente più tranquillizzanti con l’avanzare delle pulsazioni della cassa in precisi e corposi 4/4, ma lo fa approdare gradualmente verso timidi synth (“Mt. Airy Groove” dei Pieces of Dream, “Slange Theacher” di Wide Boy Awake) e chitarrine funky (“The Mexican” di Babe Ruth e “Que Tal America” dei Two Man Sound). Impossibile comprendere a pieno il secondo cd senza avere una conoscenza quantomeno superficiale della uderground disco, della disco-funk e il passaggio del testimone nelle robotiche mani house avviene proprio con uno dei capisaldi della scuola di Chicago, “Your Love” del padrino della house Frankie Knuckles, non prima però di aver lasciato spazio all’apertura delle danze recitata in “My House” dei Rhythm Control: In the beginning there was Jack, and Jack had a groove, and from this groove came the groove of all grooves, and while one day viciously throwing down on his box, Jack boldly declared, Let there be the house..and house music was born.

postato da: zanca alle ore 15:18 | Link | commenti (1)
categoria:recensioni, retrospettive musicali