INTERVISTA A BENGI - RIDILLO -
- BOLOGNA 30 APRILE 2007
30 Aprile – Ruvido – Bologna; le star della serata sono i musicisti della storica “Fatback Band”, band di culto negli ’70 per il loro funk macchiato disco, accreditati come i primi ad aver applicato ad un brano i primi vagiti di un hip hop ancora lontano, la Fatback Band ha portato avanti uno spettacolo lungo, profondo e carico di groove che più nero non si può; il locale era un dancefloor in ogni suo punto e dopo più di due ore di concerto ognuno era consapevole del perché fossero ancora delle leggende viventi e in tournee. Prima di loro c’è stata l’esibizione di Bobby Soul (voce e anime dei Blindosbarra) con ”Les Gastones” e i Ridillo. Abbiamo incontrato Daniele Bengi Benati, voce e frontman del gruppo e con Bobby Soul.
Sono passati più di 15 anni dalla nascita dei Ridillo e di cose ne sono successe tante, innumerevoli concerti, tantissime collaborazioni e il 10 maggio poi uscirà il quinto album “Soul Assai Brillante” per Halidon; quando si arriva al quinto album significa che alle spalle c'è un progetto solido; un sempre presente approccio funky ha gradualmente aperto le porte a schegge disco ed atmosfere più easy listening e latin;
Foto di Adriana Tuzzo
ZANCA: Bengi, una domanda obbligata, cosa ci dobbiamo aspettare da questo nuovo album?
BENGI: Questo disco nasce da una richiesta di fare un album di cover collegata alla nuova esperienza del musical (“Soul assai brillante”) unita al progetto di serate acustiche che sto portando avanti con Claudio (ndr Zanoni, chitarrista e trombettista del gruppo) con un repertorio di musica anni ’60-’70, teso volutamente ad evitare il pianobar e dare un approccio più intimo, più leggero, sono due chitarre acustiche e pianoforte; avendo fatto esperienza dal vivo con i Montefiori Cocktail ho visto che esisteva uno spazio molto bello per suonare cose di questo tipo di cose che con i Ridillo si faceva più fatica a sperimentare, per cui partendo da questo repertorio c’è stata la voglia di sfruttare canzoni americane del periodo soul che però non ho voglia di cantare in inglese per rimaneggiarle in italiano e applicarle allo stile Ridillo; per esempio “Please don’t let me be misunderstood” fatta in versiono swing che non ha niente a che vedere con la versione di Santa Esmeralda o “More than woman” – “Talmente Donna” o “Se ti regalo un fiore” è “Gimme a little sign”un brano non famosissimo ma che è stato rifatto da Mina e di recente anche da Giuliano Palma ma in questo cd rivisto in chiave Style Council. Di solito abbiamo sempre proposto materiale originale dei Ridillo quindi per noi è stato un grande passo quello di suonare brani di altri affrontandolo con un grande rispetto da una parte e la voglia di variarli e cantarli seguendo la proprio sensibilità dall’altro.
Z: Le collaborazioni sono state una colonna portante dello scorso album(weekend al funkafè), per questo lavoro avete adottato la stessa formula?
B:In parte, perché in questo albumi ci sono solo due ospiti, la prima è Alessandra Ferrari che già collabora con Paolo ( ndr bassista) negli Zero Sospiro, la seconda è una cantante folk americana, che spesso viene chiamata per delle cose particolari come “I was a ye ye girl” di Robert Passera con il quale ho collaborato per il suo album “Easy life” in cui cantava “Yo Yo boy”e che in quest’album canta un medley di “They boots are made for walkin’.” la “Bisogna far qualcosa” di Celentano e “Il beat cos’è” che sarebbe “The beat goes on”…devo dire che questi testi erano tutti originariamente tradotti in italiano e visto che la casa discografica ci crede parecchio a questo progetto, l’idea è quella di farne tre volumi.
Z: Di recente molte case discografiche stanno investendo e dando più spazio a progetti di matrice funky e il grande pubblico sembra apprezzare questa svolta, cosa ne pensi?
B: Credo che ci sia un po’ stancati del punk e tutto quello che ci gira intorno, ma comunque è ciclico, poi tornerà; a me fa molto piacere che il soul in America stia tornando alla ribalta anche se in Italia ancora molto poco,c’è giusto qualcosa che ha fatto Neffa a livello di suoni, ma pur essendo molto bravo gli mancano delle doti vocali che per forza di cose deve possedere un cantante soul.
Z: Il download "illegale" sta inevitabilmente dando un duro colpo alle vendite musicali sui canali tradizionali, questo ha reso necessaria una riconversione delle soluzioni offerte, la vendita on line di mp3 in primis, ma soprattutto i concerti live, terreno nel quale vi muovete con grande agilità e sicurezza; una direzione questa, che vi è più congeniale?
B: Io sono contento di questa tendenza…per noi è la normalità, anche perché nel periodo di passaggi radiofonici più frequenti di Mangio Amore e Figli di una Buona Stella, che io mi ricordi, delle grandi royalties dalle case discografiche non è che le abbiamo mai prese (ride), vuol dire che da qualche parte c’era un filtro che si incastrava e da noi non arrivava molto, noi comunque abbiamo sempre lavorato e vissuto (riuscendo a vivere di questo) sui live come sulla vendita di gadgets Ridillo
Foto di Adriana Tuzzo
Z: So che avete sempre in piedi molti progetti paralleli; come Ridillo accompagnate da tempo Gianni Moranti dal vivo e avete anche composto e suonato le musiche per un musical di Michele Ferrari; come progetti personali, poi, sei inarrestabile, dalle attività come Bengi Jumping alle collaborazioni con Funkoff, Montefiori Cocktail, Robert Passera (macchiato caldo), ce le puoi raccontare?
B: Si, con Morandi per esempio la prossima settimana saremo in Canada; questa esperienza di un vero tour organizzato con ottanta date ci sta insegnando tanto, sono concerti a ritmi serrati di 2 ore e mezza di fila…e se uno vuole arrivare a sessanta anni ancora così in forma deve fare queste cose qua…ne abbiamo visti tanti personaggi che sono stati un po’ troppo sbrigativi e superficiali nel momento del successo; il Musical poi è un’esperienza che ci sta portando molta soddisfazione…un mondo del tutto nuovo con attrici e ballerine professioniste; personalmente sto lavorando molto sulle sigle televisive e inoltre sta per uscire un disco firmato Bengi Jumping che è “Ice cream pusher”per la Irma Records con pezzi in inglese o strumentali, non so come sarà preso dalle radio, ma con questo disco andrò a riprendere un po’ la vecchia lounge con un po’ di cose mie originali, loro (Irma ndr) avevano voglia di fare un cosa che proseguisse i vari Sam Paglia e Montefiori Cocktail che non hanno più.
Z: Cosa stai ascoltando in questo periodo?
B: Beh queste cose di soul contemporaneo come “Amy Winehouse” piuttosto che Joss Stone etc. dopo cosa vuoi, ho due bambini e devo accontentarli, ormai quando sono in macchina devo fare il loro dj e da lì può capitare di tutto (ride), ad esempio vogliono ascoltare sempre quei due tre brani dell’ultimo disco di Zucchero…che in realtà è un buon disco, e capire quali sono le loro canzoni preferite insegna a me a interpretare i gusti dei bambini ma anche degli adulti.
Z: Tre album indispensabili da avere nella propria bacheca dei cd...
B: Mah…così a freddissimo diciamo “Sandinista!” perché c’è dentro tutto, proprio tutta la musica dei Clash, nonostante appunto loro fossero grandi per un’altra cosa, lì hanno deciso di spaziare, c’è dentro la disco, il funk, c’è dentro il reggae, il dub, il jazz…c’è pochissimo dei Clash, poi “Sign of the time” di Prince e poi ci metterei la batteria e il contrabbasso di Battisti nel senso che in Battisti c’è di tutto ma in quelle cose era davvero ispirato.
Z: C'è un artista che ti ha cambiato la vita?
B: La chitarra l’ho imparata a suonare con Bennato, il modo di suonarla non acustica l’ho imparata appunto con i Clash e con “Sandinista!” sono arrivato appunto al funk e da lì non mi sono più staccato, poi Prince, vai a scoprire cosa ascoltava lui, quindi James Brown e poi vai alla Motown, vai indietro a soul, invece sull’italiano per me Mina e Battisti rimangono sempre inarrivabili.
Foto di Adriana Tuzzo
Z: Bobby è il tuo primo progetto da solista fuori dai Blindosbarra? E che approccio hai voluto dare a questo album?
BOBBY SOUL: Si, è il mio primo progetto da solista e l’approccio è la libertà nel senso che mi sono trovato ad un certo punto che il progetto Blindosbarra era per il momento accantonato e nel frattempo ho fatto diverse collaborazioni con tanti musicisti, quindi mi sono trovato con un po’ di materiale degli ultimi tre o quattro anni, presento questo album come se fosse una compilation e qui lo faccio con il mio gruppo “Les Gastones”; libertà nel senso che necessariamente l’album è orientato al funk, perché il mio timbro di voce è quello, ma in realtà ho spaziato verso tante direzioni, come si dice…un superficiale eclettico, ci sono infatti dei pezzi più elettronici, altri più acustici; è sicuramente un disco eterogeneo quindi un po’ in antitesi con il trend di dare uno stile, una riconoscibilità al progetto e anche io come modo di cantare vengo dai Blindosbarra ma anche dalle Voci Atroci avendo una maniera di cantare che non è mai la stessa.
Z: I brani sono tutti tuoi? Come nasce un pezzo?
B: Io parto da testo (in questo albumi brani sono tutti miei tranne una cover di Battisti e un altro pezzo di Bob Quadrelli) e poi come se fossi un sarto dò un vestito all’idea del testo, man mano nasce la melodia, l’arrangiamento, nasce comunque da quello che voglio esprimere con le parole.
Z: Collaborazioni con i Ridillo?
B: Ritengo che i Ridillo, oltre ad essere degli strepitosi musicisti, siano la parte più solare della scena funky italiana, io mi associo più agli Earth Wind & Fire, che amo tantissimo, poi essendo genovese per natura siamo più trugni… comunque portuali. Una collaborazione in studio insieme sarebbe esaltante anche perché i Ridillo hanno un grande merito, quello di saper tradurre questo tipo di musica ad un pubblico che non è avvezzo, la loro musica è sentita anche perché sa essere italiana.
un meganoide in giro Foto di Adriana Tuzzo